Svetlana annuisce con vigore, mentre la speranza le solleva le labbra in un sorriso che lui è certo di riconoscere, anche se non l'ha mai visto prima.
"Va bene, alle sette." Gli serviranno molte ore perché si senta pronto a toccare quella scarpa..
La ragazza si siede sullo sgabello dall'altra parte della bottega.
"Stasera", ripete ruvido, "vuol dire sì."
"Rimarrò qui", dice Svetlana, "le farò compagnia."
Che è la speranza che lui aveva quando ha detto di sì, comprende Augusto, mentre la guarda rischiarare tutta la bottega.
Rimangono per molto tempo in silenzio. Deve essere lentissimo mentre compie il lavoro. Appena finito lei andrà via, non vuole che accada troppo in fretta.
Ma dovrà succedere. Tutto quel si ama si perde, prima o poi, l'ha imparato a proprie spese da quando quella tazzina si è infranta ai suoi piedi, e anche prima, quando sua madre è scomparsa, lasciando lui e suo padre senza un saluto, o quando l'altra Svetlana, quella che tanto le somigliava anche se aveva un altro nome, gli ha carezzato il viso dicendogli no, tenera e irrevocabile. Non gli resta che nutrirsi del suo respiro, del profumo del suo alito mentre gli racconta la sua storia.