Cerca in Lettere agli Amanti

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venerdì 8 marzo 2013

Riflessologia pornografica

 
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"Sono le 5 di mattina. Sono molto stanco. Mi sveglio di soprassalto con l'incontrollabile esigenza di scrivere.
Da tanti giorni sei all'altro capo del mondo.
Tra pochi giorni torni ed è difficile descrivere quel che ho provato.
Un certo stupore, sicuramente, nel verificare quante attenzioni richiedono tre figli e da quante incombenze quotidiane io venga tenuto fuori quando ci sei tu (non scaldare la femminista che e' in te, a parti invertite avresti la stessa sensazione).
Prima che tu partissi mi ero ripromesso di anestetizzare il cuore per razionalistica precauzione.
Non ci sono riuscito. Non credo di aver passato mai così tanto tempo pensando a te. Il cuore ha pulsato di una passione feroce, compensata solo in parte dall'onirica e impercettibile sensazione di averti accanto.
Mi sono ritrovato a fare le cose proprio come le fai tu, anche quelle che a volte detesto, scoprendo, non senza un certo imbarazzo, che l'automatismo con cui mi muovevo era frutto della profonda condivisione di metodi che dimostrano con precisione come in certi casi la forma sia sostanza.
Ma la cosa più sorprendente è stata la conferma che la medicina cinese sta avanti, molto avanti rispetto a noi.
In medicina cinese, infatti, ogni organo del corpo ha un suo organo riflesso. In riflessologia plantare, tanto per fare un esempio, per stimolare la gola ti premono l'alluce.
Ecco, questa forzata assenza mi ha fatto scoprire che, in me, l'organo riflesso del cuore sono le palle.

venerdì 1 marzo 2013

13 settembre

Da una giovanissima lettrice riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"E fu così, all'improvviso, che mi innamorai di lui. Era una giornata tiepida di settembre e avevo i capelli castani e mossi, avevo il viso più rotondo, i lineamenti erano meno evidenziati di come lo sono adesso, avevo l'apparecchio, come lui.
Così mi sporcai le mani con la terra e chiesi alle mie amiche se mi volevano accompagnare alla fontanella, ma a tutte pesava il culo quindi lui mi fece: "Ehi, ti accompagno io". Così ci allontanammo da quel gruppo infinito di gente per andare incontro al nostro futuro, alla nostra felicità e sofferenza, alla nostra allegria e tristezza, alle nostre sorprese belle o brutte che fossero.

venerdì 22 febbraio 2013

Barbara

Tutti i lettori di questo blog conoscono il mio rapporto faticoso e ambiguo con la scrittura. Da un verso essa mi è necessaria, dall'altro ritengo lo scrivere, da parte mia, un inutile esercizio di vanità, con il dubbio che quello che scrivo non interessi a nessuno.
Ho avuto riprove del contrario, ma non bastano mai. Questo blog stesso, in particolare, attraversa tempeste ideologiche che a volte mi hanno spinto su secche narrative. In poche parole, sono sempre sull'orlo di smettere di curare questo giardinetto, come spesso l'ho definito, perché ho l'impressione che non sia uno strumento di comunicazione ma un rito autoreferenziale, un diario solipsistico.
C'è stata una lunga eclisse di scoramento che mi ha fatto abbandonare il blog al suo destino, per un periodo di tempo piuttosto lungo. Uno dei motivi per cui l'ho ripreso per non lasciarlo mai più, tutti i venerdì, è stato creato da una conversazione che ho avuto davanti al teatro Vittoria, qualche mese fa, con Barbara.

venerdì 15 febbraio 2013

San Valentino

Mia madre sposta la mano. Sembra un fiore. Nell'aria. Mi parla. Mi guarda. Non rispondo.
China il capo. Si volta verso la finestra. Respira forte. Appoggia la testa al vetro. Parla di nuovo.
Ascolto.
Aspetta la mia risposta. Cambio argomento.
"Non ti ho mai detto che vorrei essere un astronauta", dico. "Che vorrei stare fra le stelle a guardare come siete buffi e belli e terribili su questo pianetino che è tutto quello che avete."
"Che abbiamo", dice.
"Sì, abbiamo, vero. Distrazione, a volte non mi sento qui con voi."
Restiamo un poco zitti.
"A volte vi osservo, ed è difficile spiegare come. Non con distacco. Ma neppure con commozione. Con ammirazione. Oppure corrugo la fronte, addolorato. Sono come voi, mi dico, niente di meglio e niente di peggio."
"Lo so", dice. "L'ho sempre saputo che sei diverso. Solo io ti capisco."
Annuisco, ma non ci credo. Non credo che sappia che un giorno scriverò di questo dialogo sbilenco e mai accaduto.
 
Non ho avuto il tempo, continuo intanto a pensare. Come se fosse vero. Tempo ne ho avuto anche troppo. Non l'ho usato, non mi sono stretto dentro di me e non ho considerato che alla fine il tempo sarebbe finito.
Non ho avuto 'o genio, come diceva mio padre, la voglia di alzarmi e capire quanto era strano morire di San Valentino.
Del resto, in quale altro giorno potevi morire, mamma.
 
"È tutto il giorno che piove", dice. "Mi entra l'umido nelle ossa e mi sento bagnata fino agli occhi. È per questo che piango. È l'umidità che esce, ma non sono triste. Davvero."
China il capo verso di me, col ricatto del mezzo sorriso, stringendosi fra le sue braccia.

venerdì 8 febbraio 2013

Il suo corpo è stato ritrovato

Il suo corpo è stato ritrovato al centro della carreggiata, reclinato su un fianco.
Il suo corpo aveva avuto alcuni tempi belli e molti tempi brutti. L'ultimo tempo era stato decisamente brutto, ma talmente vicino a un momento bello che sarebbe stato molto difficile separare il bello e il brutto nell'accadimento che aveva condotto il corpo al suo termine.
Il suo corpo era tutto quello che aveva per sentirsi viva.
Era la prova che un maschio e una femmina si erano uniti, tempo addietro, per motivi diversi ma non per questo in contrasto.
Lui voleva averla, lei voleva darsi. Difficile rintracciare, in natura, una più spiccata sintonia d'intenti.
Il fatto che tutti, più o meno, sono nati così, non smentiva ai suoi occhi l'unicità dell'accaduto.
Ci ripensava, quando si fermava ad ascoltare i sussurri degli amanti nei parchi o quando sentiva chiamare per strada nomi che non conosceva. Il voltare di una testa, un bacio appassionato, una mano alzata in un saluto, la rendeva certa del fatto che fosse una persona speciale. Perché solo lei si accorgeva della straordinarietà di quegli eventi.

venerdì 1 febbraio 2013

Everything Must Change

 
Mentre si riveste, la brutalità della questione lo colpisce con chirurgica certezza. Conosce quella sensazione d'irrimediabile perdita, gli è già accaduto molti anni prima, per avvenimenti assai meno importanti. Non sarebbe eccessivo affermare che l'ha sempre saputo.
Non staranno mai insieme.
"Vai via?"
"Devo, amore."
"Rimani, ancora un poco."
La guarda con in mano la volgarità dei suoi pantaloni da indossare in fretta.
"Ti prego."
Così le si distende accanto, ma lontano, non può evitarlo. Finge tenerezza, sottovalutando, come sempre, la sua capacità di comprendere, di sapere sempre cosa lui senta davvero.
Non può fare a meno di immergersi nei capelli di lei, madre, figlia, compagna e amante. Lei, che non rivedrà mai più.

venerdì 25 gennaio 2013

Tiber city

Sto fiume. Zozzo. Sto cazzo de fiume. Nisuno se domanna 'ndo va. 'O sanno. Va 'ndo deve annà. Come noi. Come tutti.
'Na notte stavamo a guardà de sotto. Er Sillaba, come ar solito, stava zitto. Me piace, dico, me piace vedello annà, 'sto fiume. Armeno lui.
Capirai che spettacolo, dice Forastico. A me me piace, risponno.
Pure a me, dice er Sillaba. Me piace tanto. Me pare 'no scivolo verso l'artro monno.
A Sillaba, faccio, erano armeno du giorni che nun se sentiva a voce tua, proprio sta cazzata dovevi dì? Forastico se mette a ride, io je do 'no schiaffetto dietro la capoccia, ma piano, perché je vojo bene a quer testa de cazzo. E zitto, che er Sillaba è 'n poeta. Che voi dì, Sillaba? Allora lui se leva er giacchetto, er majoncino, a camicia, insomma, se spoglia nudo, co solo le mutanne addosso. Ma piano, senza core, mette tutta a robba da na parte.
Fa freddo, che cazzo fai? dice Forastico. Ma faceva ride, secco secco, pareva na formica co e mutanne rosse, co quee braccine che non riusciva manco a faccese e pippe. Poi, er Sillaba sale sur parapetto, a ponte Mirvio. Noi sempre a ride. Daje, buttate, facce vede 'n ber tuffo.
Mica risponneva, guardava de sotto, poi davanti, poi n'artra vorta de sotto. Avevamo girato 'na canna sì e no, nun eravamo fatti, puro s'era tardi, 'e due, 'e tre. Stava in piedi sur parapetto. Nun parlava mai. Invece ha principiato, Er Sillaba.

venerdì 18 gennaio 2013

In punto di vita

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"È curioso il modo che ciascun essere umano sperimenta nella venuta al mondo: per alcuni doloroso, per altri pericoloso, per molti emozionante oltre l’immaginabile. Potrebbe essere più semplice nascere da un albero, scendendo lungo il tronco e toccare terra o dall’aria, da una nuvola, da una linea di fumo che in un’età inaspettata inizia a incuriosirti perché crea forme tanto astratte quanto riconoscibili. Qualunque sia il modo giusto di venire al mondo è comunque sbagliato credere che sia quello il momento in cui tutto inizia.
Un (piccolo) uomo viene al mondo quando si alza in piedi da sé e barcolla, casca, si rialza faticosamente, quattro zampe, ponte e via. È proprio in punto di vita mentre ha tanti occhi puntati addosso che gli sorridono perché è finalmente in piedi, in quel momento sente di essere il più forte, è felice, e per un po’ gli basterà. Vive della condivisione di quel sorriso, un po’ stupido e un po’ incompreso. “Se loro ridono, rido anch’io.”

sabato 12 gennaio 2013

Mariangela Melato, lettrice

 
So di contravvenire alle regole che io stesso ho fissato non più tardi di ieri, ma c'è una piccola storia che devo raccontare.
Nel 1995 giravo L'avvocato delle donne, una miniserie per la Rai diretta dai fratelli Frazzi, la cui protagonista era Mariangela Melato. Interpretavo un personaggio fisso, seppure marginale, quindi ho lavorato spesso, per un paio di mesi, con la Signora Melato. Avevo, per lei, una grande ammirazione. Abbiamo scambiato poche parole, molta cortesia e consumato insieme un paio di pasti.
Avevo finito di scrivere 59 minuti, il mio primo e finora ultimo libro, ma non l'avevo fatto leggere a nessuno, vergognandomi e timoroso di un giudizio negativo, da qualunque interlocutore venisse.
Il penultimo giorno di riprese mi sono scoperto a mettere nella borsa, prima di raggiungere il set, insieme alle poche battute che avrei dovuto dire anche il manoscritto del volumetto, metà a macchina e metà a mano, leggibile sì, ma con una certa difficoltà. La sua precarietà era confermata da alcune inequivocabili macchie di nutella che all'epoca consumavo in quantità industriale.
Si girava al mare, a Fregene, in un clima di festosa nostalgia di quello che tutti, attori e tecnici, stavano per perdere: la paga e la reciproca compagnia.
Alla fine della lavorazione ho deciso che il manoscritto sarebbe rimasto nella borsa. Ho incontrato Mariangela che usciva dal camerino che le avevano allestito nella casa dove lavoravamo.
Hai una faccia strana, mi ha detto, ti dispiace che finiamo?

venerdì 11 gennaio 2013

Di nuovo attivo

 
Questo blog, come sapete, ha subito una lunga eclisse. Avevo bisogno e desiderio di ripensare al suo significato e l'esperienza del Blog Live, in tal senso, è stata piuttosto formativa.
A meno di clamorosi sviluppi per ora assenti dall'orizzonte, il futuro è piuttosto semplice: verrà pubblicato un post tutti i venerdì, mio o con la collaborazione dei lettori che invito di nuovo a spedire quello che concepiranno all'indirizzo mail che trovate sulla destra dello schermo.
Mi permetterò, come ho già fatto, di rieditare i contenuti che riceverò, rispettando lo stile dell'autore.
Potrò anche richiedere una riscrittura, qualora lo ritenessi necessario, o rifiutare la pubblicazione, considerando le necessità e i desideri della piccola comunità nata intorno al blog stesso.
Vi prego d'indicare sempre come vi volete firmare, se in forma anonima, sotto pseudonimo o col vostro nome e cognome.
Potrete commentare in ogni modo vogliate, sia su FB, che su Twitter che sullo spazio riservato ai commenti.
Sarebbe meglio che autorizzaste la pagina relativa al blog su FB a spedirvi gli aggiornamenti.
Questo post ha il solo scopo di testimoniare che Lettere agli Amanti è di nuovo attivo, e che lo rimarrà finché morte non ci separi. Anche oltre, se riuscirò a interagire con una tastiera in forma di entità incorporea. Sto facendo degli esercizi. Già scrivo mamma con la sola forza della mente. Sto provando anche con papà ma vengono solo delle inintellegibili striature grigie. I padri sono irrequieti.
 
A venerdì prossimo.