Cerca in Lettere agli Amanti

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mercoledì 8 febbraio 2012

Ogni volta che vuoi

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo.


 

"Siamo accampati su un ramo, nell’unico posto dove il sole ha sciolto la neve.

siamo chiusi dentro piccoli recinti, dove aspettiamo che germoglino margherite

Il meteo dice che dovremo attendere ancora dieci giorni prima di riuscire a sbrinare il cuore.

martedì 7 febbraio 2012

Gli occhi del lupo

 

 Quando il lupo arriva ai piedi della piccola collina nella foresta, si ferma, guardando in alto, il naso al vento. C'è qualcosa, paura, polvere da sparo, metallo. C'è un altro odore, che ha sentito solo negli uomini ma che non ha mai capito cosa fosse, sale e rabbia, gli chiude la gola, lo avverte sulla lingua.

Si avvia trottando piano su per la salita, le orecchie ritte ma il pelo disteso, non c'è pericolo, ne è sicuro.

Non lo vede subito, l'uomo disteso fra gli alberi, con un lungo bastone, di ferro, però. Immobile, come se aspettasse qualcosa. Ma non aspetta nulla, il bastone è uno di quelli che servono per la caccia, ha imparato a temerli. Solo che non ha gli occhi neri puntati verso di lui. L'uomo lo tiene in bocca. Non ha mai visto niente del genere. Si ferma a guardare.

lunedì 6 febbraio 2012

Neve a Roma

 

Affondati nella neve e nelle polemiche francamente ci sarebbe poco da ridere, se non fosse che le tragedie, a Roma, assumono sempre la forma del grottesco.

Quella di ieri è stata una giornata durissima, mi si dice, per i romani. Non ero qui, ma è stato abbastanza scioccante rientrare in una città ingombra di alberi caduti, di motorini appoggiati a terra, di persone che andavano misteriosamente su e giù con dei trolley, a piedi. Non ho potuto fare a meno di pensare che fossero gente impossibilitata a tornare a casa e che aveva passato la notte qui. Sicuramente c'è stato un evento eccezionale, ma mi sembra che le Istituzioni, che continuo a scrivere ostinatamente con la lettera maiuscola per il rispetto che debbo loro, qualunque siano le persone che le rappresentino, non siano riuscite a farsi scudo della meteorologia, delle banali previsioni del tempo di cui tutti eravamo a conoscenza.

È davvero grottesca la lite nata sui 35 millimetri di precipitazioni. Tutti, ma davvero tutti, sapevamo che ci sarebbe stata una grande nevicata a Roma, con giorni di anticipo. Era facile fare qualcosa. Non eliminare i problemi, ma evitarne una parte.

domenica 5 febbraio 2012

Mio fratello

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 

"Avevo 5 anni, ero in macchina con i miei genitori e mio cugino. Ci fermammo in una specie di zoo a gestione familiare, era un casale tipico della zona,  entrando sul lato c'era un sentiero tra le gabbie di animali di vario tipo, cinghiali, pavoni, conigli e maiali. All'ingresso del casale c'era una cucciolata di piccoli meticci, chiesi a mia madre se potevo prenderne uno. Mia madre fece la cosa più giusta che si possa fare in questi casi, mi disse:”Prendine uno e vai a chiedere a papà”. Un colpo basso che funzionò alla perfezione.

In macchina tenevo il Cane in braccio e si discuteva sul nome, le mie proposte furono Batman, Peter Pan e Capitan Uncino, mio padre riuscì con una buona mossa diplomatica a convincermi a chiamarlo Spugna, come il fedele aiutante di Capitan Uncino.

Spugna, molto più che un Cane. Sono sicuro che chiunque possa dire che il suo cane è un “super cane” e sarebbe giustissimo perché se c'è una cosa che so per certo sui cani è che sono cento volte meglio degli umani.

Io e Spugna siamo cresciuti insieme e sono sempre stato convinto che tra noi ci fosse un legame diverso da quello che avrebbe avuto con i miei genitori o con mia sorella qualche anno più tardi.


“Bello Cane”


Era amato perché si faceva amare, lo dimostrava come una persona, perché lui era una persona in quanto aveva una forte personalità ed era indipendente.

La mattina, quando i miei mi portavano a scuola, lui scappava. O meglio, andava a fare un giretto, si faceva da Monte Mario, dove sta la mia scuola, a Piazza di Spagna, dove ha l'ufficio mia madre. Abbiamo sempre creduto che avesse memorizzato il percorso in motorino, quindi si faceva pure tutto il Muro Torto. I primi tempi ci preoccupavamo che sparisse per giornate intere, ma regolarmente arrivava la telefonata dall'ufficio di mamma che ci avvertiva che stava lì.

venerdì 3 febbraio 2012

Al mio amante che torna da sua moglie, seconda parte

 

"Al mio amante che torna da sua moglie


Lei è tutta là. 

Per te con maestria fu fusa e fu colata, 

per te forgiata fin dalla tua infanzia, 

con le tue cento biglie predilette fu costruita. 


Lei è sempre stata là, mio caro. 

Infatti è deliziosa. 

giovedì 2 febbraio 2012

Al mio amante che torna da sua moglie, prima parte

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Questa è la prima parte. Domani la poesia di Anne Sexton che conclude il post.

"Cara Signora Gardenia,

leggendo le sue parole dirette, forti, che possono appartenere solamente a una donna con le stesse caratteristiche, mi sono ritrovata a sorridere, in questa mattinata fredda e sgocciolante di finta pioggia.

E la ringrazio per questo.

Dialogare con lei a distanza, tramite lettere che non sonstate lettere, ma pezzi di vita, ahimè, comune, mi ha fatto vedere il mio mondo con una giusta distanza. O meglio, mi ha fatto vedere che questo tipo di mondo non fa per me.

mercoledì 1 febbraio 2012

Cenerentola

Non sono mai stato bravo con i ricordi. Si dice che abbia un'ottima memoria, ma è un'illusione. In realtà i miei ricordi sono tutti distorti, enfatizzati dalla distanza, come per un errore di prospettiva. Sono come un disegno infantile privo di proporzioni, la casa piccolissima e a fianco io, gigantesco, e ancora vicino un fiore, addirittura più alto di me, un sole microscopico che illumina il foglio a quadretti, animali con zampe disposte su un'unica fila, microcefali o macrocefali, genitori con braccia lunghissime e quasi senza busto.

Come da bambino sono stato un pessimo disegnatore, ora sono un ricordatore ancora peggiore. Le mie memorie sarebbero notevoli solo per i tratti favolistici e metaforici, per la capacità di essere credibili ma veri in bassissima percentuale.

Racconto storie da sempre, anche a me stesso. Spero che abbiano un significato, ma ormai mi sfugge, non ricordo neppure perché ho iniziato a raccontarle.

Quando mia madre era viva, nella sequela dell'aneddotica che tutti i genitori hanno sui figli, ripetuta sempre uguale e sempre diversa, c'era un episodio che avrebbe dovuto testimoniare la mia invidiabile intelligenza e che ora vedo come un preludio alla mia futura instabilità mentale.

martedì 31 gennaio 2012

Scrive ancora la signora delle orchidee

"Com'è vero, potremmo essere molto vicine, nonostante gli anni che ci separano, forse succede alle donne che scelgono (ma si sceglie davvero mai qualcosa?) uomini così poco generosi, a quelle che riescono a farsi bastare quel poco, quel poco che peró  "c'e".

Forse crediamo di non meritarci di più.

So che ci sono e ci sarò sempre, ma non so se lo voglio.

Continuerò a fare la spesa, a ridere e a piangere, ma non so se lo voglio.

Non perché mi tradisce, lo so e l'ho sempre saputo, l'ha sempre fatto, ma credevo che saremmo rimasti vicini, su due strade parallele, a volte più avanti lui a volte io. Poi ci si aspetta e si riparte.

lunedì 30 gennaio 2012

Carta da parati e piedi freddi

Prima di morire, è sempre difficile trovare la cosa giusta da dire. Alcuni ci riescono.

 "O se ne va quella carta da parati o me ne vado io."

Oscar Wilde (1854 - 1900), scrittore e drammaturgo irlandese

"Either that wall paper goes, or I do". La frase, attribuita, sarebbe stata pronunciata da Wilde prima di morire riferendosi alla carta sulla parete di fronte al suo letto in una squallida stanza nella città di Parigi.

domenica 29 gennaio 2012

Parole

 

 

C'è una cosa che mi ha insegnato questo blog, o meglio, che mi ha ricordato. Le parole sono preziose. Sono gemme che si snodano l'una dopo l'altra, in gioielli semplici, anche se non sempre perfetti. Il loro numero non è importante, la loro bellezza dipende dal fatto stesso che sono nate, a ondate, l'una dopo l'altra, per andarsi a conficcare nei nostri occhi. È stato scritto da qualche parte che le storie non esistono finché qualcuno non le racconta. È proprio così. Le storie vere e inventate che sono scritte qui sono tutte ugualmente reali, per il semplice fatto che voi le leggete. O meglio, per il fatto che qualcuno le ha scritte.