Cerca in Lettere agli Amanti

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venerdì 25 ottobre 2013

C'era una volta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ci scusiamo con chi ci ha inviato altri contributi: con calma pubblicheremo tutto.
 
"C'è e ci sarà sempre un solo uomo nella mia vita, forte come la roccia ma allo stesso tempo fragile come il vetro. E sono qui oggi per raccontarvi della nostra storia. Ci siamo conosciuti il 10 novembre 1998, lui indossava un camice verde che tiene ancora conservato come un lingotto d'oro nel suo armadio. Da quel giorno, non mi ha mai tradita. Sai quell'amore che ti toglie il respiro? Che ogni volta che ci litighi ci stai male? Che non vedi l'ora di vederlo nonostante tu sia sempre scontrosa con lui, acida, insopportabile. Lui è quella persona che ogni volta che cadi ti porge la mano per tirarti su. Che nonostante tu gli porti continui dolori e amarezze, lui è sempre con il sorriso stampato in volto. È alto, secco ma non troppo. Ha le mie stesse labbra, quando ero piccola infatti mentre ci lavavamo davanti allo specchio io ci guardavo e gli dicevo "mettiamoci vicini, guarda, abbiamo lo stesso sorriso."

giovedì 5 settembre 2013

Luce, quarta parte

 
 
Pronto?”
“Sì.”
“Neanche ciao?”
“Ciao. Dove sei?”
“Lo sai.”
“Speravo avessi cambiato idea.”
“Quando?”
“Non lo so. Sul treno.”
“No, non ho cambiato…”
“Speravo che fossi sceso alla fermata prima, o a Firenze, addirittura, o a quella dopo.”
“No, non…”
“Ma tu sei uno forte, no? Devi dimostrare di avere le palle.”
“Non devo…”
“Che poi è sempre stato il tuo problema.”
“Può darsi.”
“Sai che c’è? Così dimostri solo che non ce le hai, le palle.”
“Eli, non…”

venerdì 12 luglio 2013

Luce, terza parte

 
Mi domando se in effetti tutto venga contagiato dalla mia esperienza, dai miei desideri, da quello che ritengo essere il mio destino. Vedo un uomo anziano ed egli è logicamente connesso alle pratiche della clinica di fronte all'albergo dove soggiorniamo. Perché è in evidente difficoltà? Perché viene amorosamente custodito da una creatura così più giovane di lui? Perché potrei essere lì per la stessa ragione?
Guardiamo il mondo come se tutte le vicende che in esso avvengono fossero parte della nostra autobiografia, come se nulla potesse sorprenderci davvero. L'entità del nostro stupore è direttamente proporzionale al tempo della nostra capacità di prevederlo: più breve sarà, più grande avvertiremo la meraviglia, o lo sgomento, o l'orrore. Ma quel tempo resterà sempre, per quanto microscopico, quasi innavertibile. Prevediamo, instancabili, mal tollerando il caso che si frappone così spesso fra noi e le nostre previsioni. Facciamo progetti, a breve, medio e lungo termine, come se questo gesto avesse un senso. È probabilmente la nostra mortalità che ci spinge a ricercare una qualunque capacità d'incidere sul reale. Sappiamo bene qual'è la fine della storia. Crediamo, quindi, di poter influenzare lo svolgimento della trama.

venerdì 5 luglio 2013

Luce, seconda parte

Perdonate il ritardo, riaccadrà, ma è un racconto difficile, complesso, che mi richiede una grande concentrazione. Spero di essere in grado di terminarlo.
 
Non mi sembra di averla vista entrare. Quindi, quando la trovo seduta al tavolo accanto alla grande vetrata sulla strada ho l'impressione sia apparsa. Non l'ho vista sulla porta della sala della colazione, guardare incerta e azzurra scegliere il miglior posto per iniziare la giornata, non l'ho seguita sistemare con cura la propria sedia e quella di chi, sono sicuro, aspetta che consumi con lei il primo pasto. Marito? Fidanzato? Amica? Compagna? Non l'ho vista scegliere accuratamente i cereali, lo yogurt, delle prugne, tutti accuratamente disposti nelle piccole coppe trasparenti dinanzi a lei e al suo ospite ancora invisibile. Ha cura di qualcuno, più di quella che ha per sé.
Azzurra, è tutta azzurra, compresi i capelli abbaglianti di un biondo posticcio che riflettono il colore dell'abito leggero, non completamente fuori stagione ma decisamente prematuro. Quella che ci mostrano le grandi vetrate della sala della colazione è non più di una speranza di primavera. Guardando con attenzione è facile seguire le minuscole persone affrettarsi giù in strada con giacche, cappotti, indumenti che smentiscono l'apparente calore del sole di maggio.
Non vedo il suo viso, coperto ai miei occhi dai capelli e da una lieve curvatura della schiena. Ha delle mani lunghe e giovani che maneggiano con pensosa fermezza gli oggetti sul tavolo, variandone di continuo la disposizione. Che tutto sia pronto, è il messaggio che tenta di rivolgersi, che tutto sia perfetto per l'arrivo di.

venerdì 21 giugno 2013

Luce, prima parte

Inizia oggi un'avventura letteraria nella quale spero di avervi accanto. A venerdì prossimo.
 
“È dolce veder la luce.
Non mi costringere a conoscere
quel che sottoterra giace.”
 
Euripide, Ifigenia in Aulide.
 
 
 
Non mi sembra di averla vista, appena arrivato. L’albergo è grande, gelido, efficiente. Giorni di sole invernale, il lago immobile davanti alla grande vetrata della sala colazione. Il buffet è essenziale, vagamente sciatto, come le cameriere. Tutti svolgono il proprio lavoro al limite della correttezza, ma senza alcuna passione.
 
La mancanza d’interesse è fondamentale, per me. Quando si è in fuga è necessario frequentare luoghi privi di curiosità e ambizioni, non importa se chi t’insegue sia una persona o un’istituzione o, ancor peggio, i tuoi mali. Sono certo di non voler sostenere nessuna conversazione su nessun argomento.
 
Ma le certezze e i desideri spesso si somigliano e si confondono, tanto che ci si trova a fare qualcosa che siamo certi che non desideriamo, solo perché è la nostra natura a prendere il sopravvento.
La mia è quella di un uomo che esplora instancabile le storie che vede formarsi, come vapore acqueo, attorno alle persone che incontra. Le vedo o le immagino e quindi trovo riscontro alle mie supposizioni parlando con i protagonisti di quelle storie.
Sono arrivato di notte, dopo un viaggio in treno. Sono sceso per caso in questa neutra cittadina di una nazione neutrale. Ho conservato solo la possibilità di parlare nella mia lingua, un’involontaria precauzione per non aumentare il mio smarrimento. Ho predisposto una serie di credibili risposte a chi mi domandasse il motivo del mio soggiorno, evitando che fossero totalmente insincere. Di menzogne, nella mia vita, ce ne sono e ce ne sarebbero state fin troppe.

venerdì 14 giugno 2013

Il mio arancio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"Un abbraccio intenso.
Uno sguardo dolce da quel balcone.
Sirene accese.
Buio.
Cosa resta? Foto, ricordi. Il tuo orologio da tasca.
Una sensazione che posso provare solo ad occhi chiusi, proprio come quando, chiudendo gli occhi in riva al mare, provi a immaginare cosa ci sia oltre.
Quelle tue mani grandi, da uomo che ha lavorato tutta la vita per costruire un futuro alle proprie figlie.
Calde, accoglienti. Mi avvolgono il viso e subito quell'odore d'arancio che mi inebria.
Buio.

sabato 8 giugno 2013

Esaustosauro saturo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"Saturo esausto saturo esausto saturoesaustosaturoesausto.
Provo a ripeterlo tante volte, ripetute tante volte le parole perdono senso.
Queste no. Sono parole cattive.
Forse solo quelle buone perdono senso.
Tiamo, sonofelice, noisiamodiversi, persempre.
Non serve neanche ripeterle, basta il tempo che passa, invecchiano con noi e quando le dici ti accorgi che non sono più luminose, come i capelli, i denti, la pelle.
Allora ci metti più entusiasmo, più energia, ti sforzi di farle brillare, o di vederle brillare.
Ma non funziona.
Le parole buone escono senza sforzo quando c'e l'amore, senza amore non sopravvivono che pochi istanti.
Le parole cattive invece aspettano che l'amore invecchi per ucciderlo definitivamente, quando è giovane riescono solo a ferirlo, ma sanno che il tempo è dalla loro, e aspettano,
pazienti.

venerdì 31 maggio 2013

Ma torno

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"Amica mia com'e strana la vita.
Tu ti ci aggrappi, lui che la butta.
Tu, mia amica, moglie del mio amico, madre dell'amico di mio figlio.
Lui, mio fratello.
Lui che disprezza, tu che combatti.
Tu che, io lo so, non a te ma alla tua famiglia pensi, anche per loro hai forza.
Lui che, nella voragine della sua psiche malata, nel vuoto dell'alcool, delle sue famiglie se ne sbatte.
Entro in un'aula di giustizia, oggi, sempre la stessa, ma tu non ci sei. Una tua collega, amica, mi dice parole belle. Mi piace come parla di te, ne sa parlare. Ci scambiamo la tua assenza.
I fogli sul muro dell'aula, invece, non dicono bene di te e del tuo non esserci, sono bugiardi.

lunedì 20 maggio 2013

Lassù


Lo so, non sono uscito venerdì, ma in compenso ora vi tormenterò fino a venerdì prossimo con quello che vedete qui sopra. Concludiamo, per ora, l'esperienza di Non fidatevi delle parole con un'ultima azione spettacolare. Finora è andata bene oltre le nostre più rosee aspettative. "Lassù" è il gran finale.
Anche in questo caso, dopo aver acquistato il biglietto conservatelo con cura. Come quello di Tortuga, fra una settantina d'anni varrà il costo di un appartamento di medie dimensioni a Città Giardino o sulla faccia oscura della Luna, a scelta. So dell'esistenza di collezionisti che aspettano "Lassù" per avere tutti e quattro i biglietti della prima apparizione pubblica di LISA, serie che sarà ovviamente, di valore inestimabile. Sagaci investitori, mi viene da definirli.
Lassù ci sono due bambini che guardano noi giù.
Lassù, anche se fa male, tutto può finire bene
LISA con "Lassù" vi aspetta sabato 25 maggio, alle 21 e 30, a The Hub Roma, viale dello Scalo di San Lorenzo 67, con i piedi saldamente appoggiati sulle nuvole.
Potete prenotarvi dal sito killmelisa.com, o al numero +39.389.83.50.323.
 

venerdì 10 maggio 2013

Racconto ospedaliero delle due di notte

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
 
"Sono seduta nella quarta sedia di destra. Era libera anche la seconda a partire da sinistra, ma per scaramanzia non mi ci siedo più su quella.
Credo che mi metteró a fare, tra me e me, "il gioco dei malati" per ingannare il tempo. Inizio io.
Di fronte a me c'è una famiglia, madre, padre, una bimbetta particolarmente brutta. Non so che cosa o chi stiano aspettando, fin'ora sono solo rimasti seduti, in silenzio, ognuno con i propri pensieri e gli occhi gonfi di sonno. Nessun malato individuato, anche se potrei azzardare sul padre. Mi asterró per ora. Di fianco a loro, nelle sedie gialle, c'è una strana coppia. La ragazza è molto grossa, sudaticcia, e continua a scrivere al telefono in modo frenetico, senza alzare mai gli occhi dall'apparecchio. Non ha la fede ma quello alla sua sinistra dev'essere il compagno. A differenza sua è molto magro e ha una mano enorme e rossa. Ecco, l'ho beccato! È lui il malato. E uno.