Storie di amanti, ossia di coloro che amano. Se amate qualcosa o qualcuno, se conoscete qualcosa o qualcuno che ama, leggete, commentate e raccontatelo qui.
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venerdì 11 gennaio 2013
Di nuovo attivo
lunedì 17 dicembre 2012
Ciccio a guerra
"Ciccio a guerra era una grande ala sinistra e mi faceva fare un sacco di gol. Era detto a guerra perchè quando lanciava la palla sulla sua fascia, correva come un indiano a cavallo e c'era battaglia. Nel centro dell'area, a me che ero 9, arrivavano diverse speranze e sogni, e spesso nella rete cadevano i tiri come tante spigole di un mare in tempesta.
Poi lasciammo entrambi il calcio, non per demerito ma perchè nelle nostre stazioni dell'anima vi erano tanti treni, e tanto era l'avidità di viaggiare che avremmo voluto prenderli tutti. Dopo diversi anni, non ancora vent'enni, c'incrociammo a Torino in fretta e furia, e ci accordammo per rivederci l'indomani con calma, a parlare delle nostre vite che erano cambiate. Io in teatro, lui a Torino in fabbrica. Così fu. L'indomani a piazza Castello fu accordato l'incontro a Teano.
La cosa però, nascondeva un qualche imprevisto. Manganelli, manifestanti e striscioni di non so quale protesta ci avvolsero senza farci incontrare, allora non c'erano ancora i cellulari, e applicammo la regola della stazione: dalle mie parti, quando qualcuno di noi si dava un appuntamento e arrivava tardi all'incontro, scattava t'aspetto al binario 1 della stazione. Il fatto però che il mio era un paese e vi era una sola stazione e un solo binario; a Torino, invece, Porta Nuova, Porta Susa e Lingotto. L'istinto mi disse Porta Nuova perchè la più vicina al campo di battaglia e corsi subito lì. Lo trovai al binario 1 come un'ala in attesa che la punta centrale si smarchi per dargli la palla. Ci abbracciammo e m'accorsi che piangeva e che con un fazzoletto si toccava la tempia.
mercoledì 17 ottobre 2012
L'uomo che arrossiva
"Come ti è venuto in mente?
Ho visto tante lacrime, su visi altrui, ma che appartengono a te. Le hai volute tu, le hai desiderate con tutto te stesso.
Ho sentito voci rotte dal pianto, voci da altri che però parlavano di te.
Strano, tu non parlavi mai di te. Arrossivi, al massimo, prima di rispondere ad una domanda. Fa strano vedere un uomo così grande arrossire; per questo eri buffo.
Lunedì sembrava una giornata d’estate, il mare era calmo. Si vedevano all’orizzonte, dietro la torre vecchia, alcune vele che sfidavano l’ottobre. C’era un leggero venticello, che ti ha fatto levare la maglia pesante; ti sei pure abbronzato le guance e il naso ti è diventato rosso.
Avrai, come al tuo solito, canticchiato Mina sottovoce, fischiettando anche, mentre gli altri non ti guardavano. Si sentiva il mare infrangersi sugli scogli e far friggere la schiuma bianca che si portava alla riva. Tu l’hai sentito.
L’hai sentito talmente forte che hai voluto vedere con i tuoi occhi in fondo alla scogliera.
domenica 16 settembre 2012
Roberto Roversi
"Dentro a un'auto scalcinata
al margine di un campo
un'autodemolizione
Dentro a quest'auto abbandonata
due ragazzi seduti
fitti fitti fitti fitti fanno conversazione
La ragazza è carina
ha i capelli neri e corti
lui ha una faccia da faina
furba e divertente
si riparano dalla gente
lui la tiene stretta
e parlano parlano a voce bassa, in fretta
E' bello ascoltare
così, la vita che striscia
la vita strisciare adagio come un serpente annoiato
baciarsi dieci volte senza paura in un minuto
parlare di oggi, parlare d'amore, parlare domani
toccarsi con le mani
La vita è così vicina
ogni cosa è ancora da fare
il futuro è verde è freddo è profondo come il mare
tentano di toccarlo con i loro piedi
prima di decidersi, decidersi a buttare
Sei un topino bianco
Io io io
io ti ho trasformato in un angelo
con ali formidabili.
Tu lavavi stiravi le camicie
e io seduto in un angolo fumavo.
Guardami ancora con amore
lo so che sono vecchio
lo so che ho già vent'anni.
Ma - lei risponde - ti sposerei lo stesso
Io io io
anche se ti ho sempre detto
voglio andare a letto con un uomo
ma non so cosa fare
Tu mi dicevi: perché non prendi me?
Era un gioco
io io io
lo so che era un gioco
e non so cosa fare
perché adesso non voglio
che stare qua a guardarti ed ascoltare.
Dall'alto piove una neve verde
portata dall'ombra della sera
scoppiano tre stelle all'improvviso
enormi come un grande riflettore
sopra all'auto scalcinata
al margine di un campo
dentro a un'auto in demolizione
dove due ragazzi senza tempo
fanno l'amore."
Se volete ascoltare la canzone, dopo il salto il link.
lunedì 10 settembre 2012
Io, dov'ero?
Una domanda feroce in testa: io, dov'ero?
Dov'ero quando hai aperto la finestra e l'aria ti ha accarezzato il viso?
Ho tutte le risposte: il motivo per cui hai aperto, perché il fresco non ti ha sferzato, perché il primo piede non é tornato indietro.
Ho tutte le risposte. Ma non quella.
Io, dov'ero?
Non intendo in quei giorni, mesi, anni.
Voglio dire proprio in quei secondi. E' stata un'ossessione. Ho ricercato nella memoria i precisi istanti. Ho lottato con la mente e i suoi meandri per scacciare quel pensiero, ma la domanda tornava sempre. Prepotente, in tutta la sua pochezza dinanzi all'enormità dell'accaduto.
C'é stato un momento in cui il piede ha poggiato sulla ringhiera e poi un istante di barcollamento e poi il mondo verticale è diventato orizzontale. Una partenza lenta ha fatto posto a una lenta, inesorabile accelerazione da cui non si torna più indietro.
E poi l'impatto.
Io, per giorni, non sono stato capace fissare i pensieri perché ogni tanto la domanda tornava. Io, in quei 20/30 secondi, dove ero? Cosa stavo facendo? In un’assurda paranoia di ricerca metodica ho passato ore a cercare di ricostruire i miei movimenti di quel giorno, ma nulla.
Io non so dov’ero.
Mentre tu volavi.
Poi ho capito.
Dopo molte immagini. Ma una su tutte: in coma, piangevi.
A occhi chiusi. Senza suoni. Piangevi. Mai saprò a che pensavi. O a chi.
Un corpo altro dal tuo, gonfio, lucido, lacerato e ferito da chi, con ogni probabilità, ti ha salvato la vita, lasciava uscire lacrime silenziose e limpidissime.
Delle cose che ho imparato, molte avrei voluto ignorarle: che i muscoli, con l'urto, si polverizzano. Che senza milza si può vivere. Che i polmoni collassano. Che in coma si può piangere.
Poi ho capito, dicevo.
mercoledì 1 agosto 2012
Il compleanno
venerdì 20 luglio 2012
La casa, vuota
"Ti penso spesso, penso alla donna straordinaria che eri, con quei boccoletti biondi che ti contornavano il viso.
Penso a quando ero piccola e ho aperto il bagno e c'eri tu seduta sulla tazza del cesso. Ti chiesi se eri incinta e tu scoppiasti a ridere con quel sorriso perfetto di cui non mi scorderò mai.
mercoledì 18 luglio 2012
Traduzione
"Era una domenica mattina. L'aria era pulita come se avesse condensato il vento che durante la notte aveva gridato forte dietro i vetri delle finestre. C'erano foglie dappertutto, poco distanti sotto i marciapiedi del viale, stracci di carta riposavano immobili sull'asfalto, sulla schiena del marciapiede.
Elsa camminava rigida sulla schiena, muoveva le gambe senza sintonia con il resto del corpo, qualcosa dentro di lei muoveva i suoi passi, restando separata dal resto del mondo.
Aveva finito da poco di lavorare alla traduzione del libro di uno scrittore francese poco conosciuto. Non era la prima volta che lo faceva, era il suo lavoro, ma questa volta si sentiva una gran responsabilità. Sapeva benissimo che spesso il successo letterario di un testo è affidato in parte a una buona traduzione. Così aveva pazientemente letto e tradotto ogni parola, cercando di restare il più fedele possibile alla musicalità delle parole dell'originale.
Traduzione: parole che devono restare strette fra loro.
Traduzione: niente vuoti di significato, tutti i sussulti dell'anima dello scrittore devono passare, fluire attraverso gli occhi e andare più lontano, al cuore. Era il suo lavoro ed Elsa lo conosceva bene. Ma questa volta era diverso, come se ogni parola fosse un occhio che le scrutava dentro cercando lo smembramento di ogni significato, separandolo da ciò che è superfluo, ridondante. Così fece molta attenzione e alla fine fu contenta quando, rileggendo il testo tradotto, sentì uscire dalle parole una musica intatta e dolce. Erano stati bravi entrambi.
giovedì 12 luglio 2012
Possedersi
"Le era apparso davanti all'ora stabilita. Non si può dire che se l'aspettasse. In un certo senso, lei non si aspettava mai niente. Però quel pomeriggio lui era venuto a prenderla per andare al cinema. Lei calcolò che sarebbero stati quasi tre ore insieme. Fuori. Nell'aperto sconcertante di una giornata estiva. Non era mai accaduto in nove mesi. Sotto il suo portone, ora lui armeggiava con i caschi. Portava una camicia bianca di cotone che esaltava il colore bruno della sua pelle, dentro cui si rifrangevano, per vicinanza, i lineamenti malinconici del suo viso. Avevano davanti a loro tutto quel tempo.
martedì 10 luglio 2012
Io confesso
Ma non è sincero.








